Percorso

Kashi

La Splendente

 


Vishveshwar (Golden Temple), Princeps 1822


Adagiata sulla riva sinistra del fiume Gange, nel grembo della sterminata pianura del nord,  Varanasi è una città millenaria che ha avuto grande importanza nella storia e nella formazione culturale dell’India.

Tra i numerosissimi  nomi ed epiteti con cui è stata conosciuta nei secoli, Kashi e Varanasi sono sicuramente i più antichi.



 I ghat di Kashi


Il regno di Kashi compare già nell’Atharvaveda mentre nella grande opera epica Mahabarata è riferito al territorio, Mahajanapada, occupato da una delle tribù della federazione vedica. La mitologia narra che Kasha, settimo discendente della stirpe originata da Manu, dette il nome al popolo e al regno. Dopo la caduta del regno il nome Kashi iniziò ad essere usato anche per indicare la ex-capitale, Varanasi, ed i due nomi divennero presto sinonimi. Secondo un altro Purana, Kashi deriverebbe dal rishi (saggio) Kasyapa. Kasha è pure un’erba (Saccharum spontaneum) che cresceva abbondante nell’area. Con l’affermarsi della centralità religiosa della città il nome Kashi venne in seguito generalmente associato alla radice sanscrita Kash, Splendere. Kashi è la Splendente perché illumina la via verso la conoscenza interiore e questo è il nome adottato per la città nella letteratura religiosa.

 


Dev Deepavali – Dasaswamedh ghat, 2002


Varanasi, Baranasi in Pali, nome che sempre ha accompagnato la città nella sua lunga storia, verosimilmente deriva dal fiume Varuna, Varana o Varanati nel Mahabharata e Varanasi in diversi Purana. La comune accezione secondo cui il nome deriverebbe dal fiume Varuna a nord e dal rivolo Asi a sud sembra essere un’aggiunta tarda; un fiume Asi non compare in alcuna delle opere antiche e la prima menzione di Asi Ghat è del XVII secolo. La città originariamente occupava l’altopiano presso la confluenza del Varuna col Gange, come supportato pienamente dalle evidenze archeologiche.

Lo storico dell’imperatore Moghul Akbar, nel XVI secolo, storpiò Baranasi in Banaras che con l’arrivo degli inglesi divenne Benares fino al 1956 quando il nome originale Varanasi venne ripristinato. Oggi Varanasi indica la città nella sua posizione geografica mentre Kashi  è riferito alla città nella sfera spirituale e religiosa.


Raj ghat – Gli scavi, 1940


Nel 1940, durante i lavori di ristrutturazione della stazione Kashi di Raj ghat, presso il ponte Malviya, vennero alla luce straordinari insediamenti. Su questo pianoro racchiuso tra il Varuna ed il Gange, situato a nord-est dell’attuale centro abitato, sorgeva la città antica (ca. 1000-800 a. C. – 1200 d. C.). Le aree interessate dagli scavi, condotti a più riprese fino agli anni 70, furono purtroppo limitate mentre negli strati più profondi non si è potuto indagare sufficientemente.

Delimitata a est dal Gange, a nord e ad ovest dal fiume Varuna, Varanasi era un popoloso insediamento umano ed un importante centro economico già molto prima dell’era buddista. Mercato di tessili, profumi, sandalo, essenze, cosmetici, avorio, ornamenti ed utensili in rame e ferro, intersecava due direttrici vitali nei collegamenti commerciali est-ovest e nord-sud.

 


Il fiume Varuna, 2009


L’epico regno di Kashi non riuscì a mantenere l’indipendenza e cadde sotto il dominio dei potenti vicini: prima Kosala, teatro del Ramayana e poi Magadha, protettore del Giainismo e del Buddismo. Varanasi perse il suo status di capitale che riacquisì brevemente solo due millenni dopo, durante il periodo Gahadavala (XI-XII sec d.C.).

Preclusa la ribalta politica, Varanasi si concentrò ad incrementare la sua attività commerciale e consolidò la sua fama di centro di apprendimento del Sapere, la cui posizione divenne presto assoluta surclassando Taxila e Mithila, le altre due città depositarie della tradizione vedica. Neppure la celebre università buddista di Nalanda, divenuta parecchi secoli dopo il riferimento dell’intera Asia, riuscì mai ad oscurare il prestigio di Kashi.

 


Confluenza del Varuna (sangam), 2009


La città,  che aveva occupato nei primi periodi della sua esistenza anche l’altra riva del Varuna, era attorniata a raggiera da villaggi di artigiani, manovali e contadini. Gli ashram, vale a dire le scuole e le università dell’antichità, erano numerosissimi nei suoi pressi. Il bassopiano ai piedi della città, l’abitato moderno, era ricco di sorgenti, laghi, stagni e rivoli di acqua pura, immersi in una vegetazione rigogliosa che favoriva la permanenza di comunità-ashram, eremi, templi, campi di sadhu.



Shri Aghoreshwar Gurukul – Gita sul Gange


L’ordine vedico era stato stabilito all’epoca dei Mahajanapada ma gli antichi culti della Dea Madre, delle forze della natura e della fertilità rimasero predominanti tra la maggior parte della popolazione ancora per molti secoli. Nelle foreste vicine alla città erano soliti confluire molti ordini erranti, tra cui Samana o Shramana, spesso critici o estranei alla tradizione brahmanica, che stavano portando fermento in un sistema fortemente in crisi. Da questi asceti, yogin e cercatori non ortodossi emersero nuovi movimenti e scuole di pensiero che produssero, tra gli altri, il Giainismo ed il Buddismo.

I Giainisti, seguaci dei Jina (Vittoriosi), erano presenti a Varanasi in epoca remota. Parshvanath, il XXIII Tirthankara (Costruttore del Guado), figlio del re Asvasena, nacque a Kashi nel VIII secolo A. C. Egli è forse il primo personaggio storico del Giainismo che due secoli e mezzo più tardi,  grazie al patrocinio dei reali di Magadha, venne portato alla popolarità da Mahavira, il XXIV Tirthankara e contemporaneo del Buddha. Secondo la tradizione giainista anche Suparshvanath, il VII Tirthankara, sarebbe nato a Varanasi in tempi lontanissimi. I Giainisti divennero una comunità ricca grazie ai commerci e furono grandi costruttori. Edificarono splendidi edifici e templi che vennero tutti o quasi demoliti dagli invasori. I Giainisti considerano Kashi uno dei luoghi santi e di pellegrinaggio (Tirtha) della loro fede.

Varanasi aveva già ottenuto una tale autorità in campo religioso e spirituale da non essere stata scelta a caso per il discorso di esordio del Buddha. Quanto veniva promulgato nella Città Sacra avrebbe avuto risonanza vastissima. L’Illuminato (Buddha) percorse 350 chilometri per dare l’avvio alla “Ruota della Legge” in Kashi.

In una delle foreste che circondavano la città, a Sarnath, il Buddha tenne il primo famoso sermone. Da allora questa località ospitò un insediamento buddista e dal III secolo a. C., col patronato dell’imperatore Ashoka Maurya, Sarnath divenne un importante centro del buddismo fino al secolo XII d. C. Questa presenza dominò la città per diversi secoli e la sua influenza si rifletté nel pensiero, nella religione, nella spiritualità, nelle arti, nei costumi, nella letteratura. E’ anche grazie alle scritture buddiste che sono state tramandate preziose notizie sulla città, parzialmente confermate dalle indagini archeologiche.



Dhamek Stupa, Sarnath


Quando il Buddismo godette della protezione dei potenti il suo ascendente sulla città fu immenso ma dopo i Maurya le sue fortune furono alterne. Poco prima di Cristo i re Shunga appoggiarono il revivalismo vedico ripristinando il famoso sacrificio dei dieci cavalli, Dasaswamedh, dove ora c’è il ghat di Varanasi che porta questo nome. I Kushana protessero il buddismo nei secoli seguenti ma poi vennero scacciati dai re Bhara Shiva, una dinastia Naga, i quali favorirono il vedismo. Gli Hunas invasero la piana gangetica durante l’era Gupta e devastarono Sarnath. Narasimhagupta riprese il controllo ma alla fine dell’impero Gupta,  inesorabile il declino calò pesantemente sulla comunità. Sarnath venne ricostruita e nel XI secolo, grazie alla regina di fede buddista Kumaradevi, moglie del re Gahadavala  Govindachandra, fu riportata a grande splendore. Le enormi ricchezze accumulate dai monasteri infine attirarono l’avidità degli invasori islamici che dal XI – XII secolo calarono sui grandi centri indifesi depredandoli, bruciandoli e radendoli al suolo. Migliaia di monaci e laici furono massacrati. Il buddismo si affievolì e scomparve dall’India. Sarnath venne dimenticata per secoli, depredata dei materiali da costruzione fino al XIX secolo.



Dasaswamedh ghat, 2006


Non furono solamente le pulsioni religiose e gli avvenimenti locali a lasciare traccia nel carattere della città. La sua posizione nella piana gangetica la vide partecipe testimone dei popoli che da nord-ovest calarono alla conquista prima della lunga dominazione musulmana: Indo-Greci, Indo-Sciti, Indo-Parti e Kushana. Questi numerosi passaggi lasciarono la loro impronta culturale come attestato dai ritrovamenti a Raj ghat.

Le nuove idee non portarono solo eresie ma avviarono anche il revisionismo degli antichi credi. Shiva, il nuovo volto del terribile dio vedico Rudra che aveva assorbito in sé parte dei culti preesistenti, iniziò la conquista della città.



Kala Bhairava, Krin Kund Baba Kina Ram Sthal


Il brahmanesimo tentò sempre di riguadagnare la supremazia ed attorno al VIII secolo d. C. Adi Shankaracharya gettò le basi della moderna religione indù. Varanasi venne riconfermata roccaforte dell’ortodossia brahmanica ma continuò ad accogliere anche coloro che non vi appartenevano, concedendo spazio e credito alla loro espressione.


Dasaswamedh ghat, Princeps 1822


Nei millenni passò di mano numerose volte ma sempre rimase una città importante per la religione, la cultura ed il commercio, indipendentemente da chi la governasse. Caparbia ed indomabile, gli islamici tentarono per sette secoli di annientarla materialmente e moralmente, senza successo.  Venne distrutta almeno quattro volte ma Varanasi sempre rinacque. Tutti i templi di oggi sono stati ricostruiti recentemente, quelli precedenti erano stati smantellati ed adoperati per innalzare moschee sugli stessi luoghi o come materiale per le grandi opere architettoniche. Aurangzeb si accanì ferocemente sulla città e tentò persino di cambiarne il nome in Muhammadabad ma la cosa non ebbe successo. Alla fine del XVIII secolo gli Inglesi subentrarono agli islamici ed i Pandit Maharati, i Raja, le istituzioni religiose di tutta l’India, i ricchi mercanti indù e giainisti fecero a gara per ricostruire la Città Sacra, iniziando a conferirle l’aspetto attuale.

 


Bonsale ghat


Durante i gravi periodi di siccità, carestie ed epidemie che numerose volte prostrarono la città fino ad avvicinarla al crollo, Varanasi resistette e non smise mai di illuminare la vita dell’India. Poeti, filosofi, musicisti, artisti, scrittori, oltre a saggi e santi, spesero parte o tutta la loro vita nella città, producendo la base della moderna cultura indiana.


Laghi e stagni in città – Princeps, 1822


La florida vegetazione con alberi spesso consacrati al culto degli Yaksha (Venerabili), la ricchezza di acqua e di stagni (Kund), di grande importanza nei riti di purificazione e per la loro connessione con la Dea Madre e gli esseri semi-divini del mondo sotterraneo, avevano attirato praticanti e bardi sin dai tempi più remoti.



Krin Kund, Baba Kina Ram Sthal


Laghi e stagni sono tra i primi e più famosi luoghi sacri nei pressi dell’antica città ma l’avanzare dell’urbanizzazione nell’ultimo millennio ha portato alla loro riduzione o addirittura alla totale scomparsa. Alcuni grandi laghi e stagni erano ancora presenti sulla mappa della città tracciata nel 1822 da James Princeps. Dove vi sono alcuni dei moderni ghat, le ripide scalinate che scendono al fiume, vi erano i canali di scolo di tali acque e alla loro confluenza nel fiume si effettuavano le cremazioni. Lo stesso Prinsep annotava che ovunque,  sulla riva del fiume, si eseguivano le cremazioni. I campi crematori (Shmashan) venivano convenzionalmente posti a sud dei centri abitati e forse il primo importante campo fu quello di Harishchandra, conosciuto nei Purana come Adi Manikarnika.

 


Manikarnika ghat, 2006


L’attuale Manikarnika ghat, che ospita lo shmashan moderno più famoso, prende il suo nome dal Manikarnika Kund, posto sopra l’attuale campo crematorio. Le scalinate di pietra vi furono costruite per la prima volta nel 1302 ma il Manikarnika, o Chakrapushkarini Kund, era già menzionato in un documento Gupta del IV secolo d.C. I Charan Paduka (Impronte dei piedi) di Vishnu sono a poca distanza dall’attuale ghat, e segnano il luogo dove il dio, in un altro Yuga, avrebbe compiuto la sua sadhana per compiacere Shiva, il Sovrano della città. Poco lontano si trova anche il tempio di Vishveshwar o Vishwanath, Il Signore dell’Universo, dedicato a Shiva, vicino al luogo dove venne presumibilmente edificato per la prima volta verso il V secolo d. C.



Manikarnika ghat, Princeps 1822


Attorno al VI secolo dell’era corrente la città cominciò ad espandersi oltre Raj ghat verso sud-ovest, raggiungendo l’attuale Gai ghat nel 1100, durante il regno dei Gahadavala. Poco dopo l’anno mille iniziarono le prime incursioni islamiche ma la parte vecchia venne abbandonata definitivamente dopo le distruzioni perpetrate  dalle truppe di Mohammad Gauri alla fine del XII secolo e mai più ricostruita. Solo una porzione nei pressi di Raj ghat rimase abitata fino al XVII secolo.


Gai ghat, 2006


I ghat sul lungofiume sono l’emblema turistico della città ed hanno incantato i viaggiatori degli ultimi secoli, stupendoli per il mosaico di stili e periodi addossati l’uno all’altro.

Degli ottantaquattro ghat di oggi, da Asi ghat a sud ad Adi Keshava a nord, una ventina hanno meno di un secolo. Una iscrizione Gahadavala del XII secolo ne riporta solo cinque: Bhadaini, Svapneshwara, Prahalada, Raj, Adi Keshava. In un documento del XVII secolo il loro numero sale a 25, nel 1822 Princeps ne censì 57 che arrivarono a 64 nel 1909. Alcuni nacquero dalla divisione o ridenominazione di quelli precedenti. I ghat a sud di Asi, ora inglobati nella parte meridionale della città, non rientrano nel circuito sacro.

 


Adi Kesava ghat


Sebbene le evidenze archeologiche ad oggi permettano di datare l’antico insediamento solo verso l’anno mille a. C., i Purana (dell’Antichità) attribuiscono alla città un’età di gran lunga maggiore. Questi raccontano di un abitato precedente più antico, posto pochi chilometri lontano dall’odierna posizione e che venne abbandonato forse per motivi di ordine geologico. L’origine delle stirpi reali che hanno governato Kashi si perde nella notte dei tempi, risalendo a molto prima della sanguinosa guerra fratricida narrata nel poema Mahabharata. Secondo i testi e gli antichi calendari quello scontro è da collocare prima del III millennio a.C. (ca. 3137).



Vishnu Charan Paduka, Manikarnika ghat Princeps 1822


I Purana trattano della Creazione dell’Universo e dei suoi cicli, della genealogia degli Dei, dei Patriarchi, dei Re, degli Eroi e dei Saggi, della creazione della razza umana, delle epoche (Yuga) celesti, della filosofia e della geografia Indù.

Conosciuti anche come Quinto Veda, si dividono in Mahapurana, Upapurana, Sthala Purana e Kula Purana. Numerosi inoltre i Jain Purana (Giainisti) mentre il Buddismo ne ha qualcuno. Lo Skanda Purana, il più esteso tra i 18 Mahapurana, include una sezione dedicata a Kashi, il Kashi Kanda.

I Purana descrivono Kashi come una città eterna, esistita in tutte le ere del passato e che esisterà in quelle future. Il Dio Shiva, il Gange o Fiume del Paradiso e la Città Sacra formano una trinità perfetta.

“Il Gange, Shiva e Kashi: dove  c’è questa Trinità non stupisce che vi si trovi la grazia che conduce alla perfetta beatitudine” (Kashi Khanda)
Il Dio la scelse quale dimora terrena adatta a lui e alla sua sposa Parvati, la figlia delle montagne. Kashi non appartiene a questo universo fisico; essa giace sulle punte del tridente del Dio, sospesa fuori dal mondo e protetta dai terremoti. Shiva Vishveshwar governa la città con la Shakti (Energia) Annapurna Bhavani, la Dea del Sostentamento. Nei Purana Kashi è inoltre chiamata Avimukta (Mai abbandonata da Shiva), Anandavana (La foresta della beatitudine), Rudravasa (Città di Shiva-Rudra), Mahashmashana (Il Grande Campo di Cremazione).
Per la sovranità del Dio Shiva la città è connessa ai riti della morte e del trapasso, luogo ideale dove lasciare le spoglie umane. Da millenni gli indiani sperano di morire a Kashi, o almeno di esservi cremati, poiché qui il supremo Dio mormorerebbe all’orecchio del moribondo il Mantra che gli concederà la liberazione dal ciclo delle rinascite.



Manikarnika Shmashan, 2006


Al presente Varanasi è città votata al turismo culturale e religioso, agli studi classici, tradizionalista, nota per i numerosi templi e i campi crematori, gli ostelli per i moribondi, per i riti funebri. Ogni corrente spirituale, i diversi ordini monacali, i maestri più importanti, le istituzioni religiose hanno almeno un centro nella città e facilmente si notano ashram (comunità), math (monasteri), dharamsala (ostelli religiosi), guest house (pensioni) delle diverse correnti dell’induismo, una a fianco all’altra. Kashi è città santa per numerosi credi e quella in cui conta esserci più di ogni altra. Kashi è la città degli Aghori e tra le più sacre al mondo.



Palazzo reale sui ghat, 2006


Letture:

B. P. Singh   Life in ancient Varanasi
V.D. Mahajan   Ancient India
D. L. Eck   Banaras City of light
R. P. B. Singh   Banaras (Varanasi)
J.  Princeps   Benares Illustrated
M. A. Sherring  The sacred city of the Hindus
E. B. Havell   Benares The sacred city
V. Sundaram  Puranas – The source of ancient Indian history
R. P. B. Singh e P. S. Rana  Banaras Region – A Spiritual & Cultural Guide
N. K. Sharma  Varanasi
T. K. Basu  Varanasi The Luminous City